mercoledì 29 febbraio 2012

CORALLO - FIORI ANIMALI



Gli entozoi  sono piccoli polipi simili agli anemoni di mare,comprendono anche quelli che, producendo carbonato di calcio, sono forniti di  scheletro calcareo
Brevemente possiamo distinguere vari tipi di corallo.

1) CORALLO ROSSO
Appartiene agli octocoralli con esoscheletro rosso,rosa,bianco.Vive ad una profondità non eccessiva,in particolare nel Mediterraneo.Particolarmente pregiato,ha un valore commerciale elevato,soprattutto quello di color rosa uniforme,detto pelle d'angelo.

2) CORALLO NERO
Appartiene agli esacoralli,vive nei mari tropicali,a profondità maggiori di quelle del corallo rosso

3) MADREPORA

Appartiene agli  esacoralli, vive lungo le coste del mar Rosso,forma le barriere coralline dell'Australia e gli atolli della Polinesia.Viene impropriamente chiamata corallo,ma il suo valore commerciale è molto modesto.


4) CORALLO BAMBOO

Pianta marina coralloide.La sua radice,di colore biancastro,molto densa e compatta,è simile al corallo,avendo la struttura costituita da carbonato di calcio alternata con congiunture di proteine che permettono una certa elasticità.Viene colorata di rosso e spacciata per corallo,ma il suo valore commerciale è molto modesto.

5) CORALLO FOSSILE
                                                 

Viene detto anche corallo agatizzato,ma è una bella pietra ornamentale,infatti deriva dal corallo,lo si trova in miniere dove evidentemente ha subito una trasformazione di silicizzazione,ossia  il silicio ha sostituito lentamente le particelle di corallo. Valore commerciale modesto.

lunedì 27 febbraio 2012

CALENDARIO MAYA



Rifare la storia del popolo Maya sarebbe assai lungo, il Filò fa solo notare come questo popolo seppe collegare le loro credenze con la sorprendente conoscenza  che avevano del sistema solare.
Il loro calendario segna lo scorrere del tempo in  base alla precessione degli equinozi,in effetti esso consta di tre calendari.
Il primo è detto Tzlkin, usato soprattutto per le cerimonie, è diviso in 360 giorni,ossia 13 mesi di 20 giorni ciascuno.
Diciamo una specie di almanacco relativo a fatti ed eventi umani quali nascite,battesimi,semine dei campi..ecc.
Il secondo è detto Haab,è diviso in 18 mesi di 20 giorni ciascuno,più un mese di soli 5 giorni,in tutto,quindi,365 giorni.
I due calendari,il Tzlkin ed il Haab, venivano,dai Maya ,raffigurati come due ruote,una piccola ed una più grande.
La più piccola gira attorno alla maggiore e deve percorrere 18980 giri prima che il primo giorno del primo calendario coincida col primo del secondo,conseguentemente i due calendari coincidono nei loro rispettivi primi giorni ogni 52 anni.
Il terzo calendario è detto Il lungo computo,esso  si fonda sulla precessione degli equinozi,sulla distanza che la Terra ha rispetto al centro della Galassia e  dell'intero sistema solare  rispetto al centro della stessa Galassia.
I Maya facevano risalire il calendario all'inzio della loro civiltà: 13 Agosto 3113 a.C.
L'unità di misura  del Lungo computo  è il Katum che corrisponde a 20 anni ed è formato da 260 Katum.
Per i Maya ogni Katum si chiude con una sua profezia,ne consegue che ogni 260 si chiude un ciclo,l'ultimo ciclo nel calendario Maya finisce il 21/12/2012.
Secondo tale calendario i Maya dividevano la cosmologia in cinque ere della durata di 5125 anni ciascuna,ogni era è stata caratterizzata da un grande evento ,attualmente sarebbe in corso la  quinta era,che iniziata nel 3113 a.C. finirebbe il suo ciclo nel 2012.

martedì 21 febbraio 2012

SUD V PARTE



IL BRIGANTAGGIO

La cosiddetta  piemontizzazione  aveva portato nel  povero e martoriato Sud provvedimenti che accentuavano miseria,sacrifici e proteste.
Delusi per le promesse mancate,stritolati da nuove e più gravose imposte,impoveriti dai dazi e mutilati dall'obbligo di leva,ai contadini del Sud non restava che ribellarsi ai soprusi  dei nobili e allo strapotere dei  ricchi: o emigranti o briganti, e molti scelsero la seconda soluzione.
Cominciava così,nel 1860,quel fenomeno  che passò sotto il nome di brigantaggio e come tale combattuto in maniera inverosimilmente feroce.
Le bande erano costituite da contadini,soldati disertori,renitenti alla leva,tutti accomunati  dalla miseria e dalle speranze deluse.
Le bande attaccavano,saccheggiavano,uccidevano,i signori tremavano,i municipi venivano bruciati,le guardie regie mostravano la loro incapacità  a dominare il fenomeno,
Ma la vivacità del brigantaggio non può essere solo giustificata dalla ferocia delle loro azioni,in verità,i briganti,operavano in un ambiente favorevole  dove alla miseria si mescolava  il dispotismo piemontese  e la sua incapacità,o non volontà, a risolvere i problemi del meridione.
Lo stesso Francesco II tentò di approfittarne,ma inutilmente, il meridione rifiutava i Borboni così come  si ribellava al nuovo governo.

<<La miseria è spaventevole.In Reale, presso Caserta, e poscia in altri luoghi, i contadini hanno gridato Francesco II,ed arrestati dissero che avrebbero gridato anche il diavolo,purché gli desse pane>>.
(Lettera di N. Nisco a C. Cavour.  31 dicembre 1860)

Purtroppo non mancò chi,per motivi che è facile intuire, fece circolare sui briganti  truci storie di eccidi inventando di sana pianta omicidi efferati.

<<Le scelleraggini,le violenze, le crudeltà più nefarie ed immani,per cui l'uomo imbestiato perde aspetto,abito e natura umana,sono diletti consueti a questa ciclopica famiglia.Mozzare l'orecchio ai sequestrati,o,in un atto acceso d'ira,freddarli,era tra gli atti consueti il men crudele de' nuovi caraibi.Ma variare,dilungare,acconciare,quanto più infami,squisiti supplizi;arrostire le vittime a fuoco lento,dalle piante in sotto,dal capo in giù;spaccarli rovesci dall'inforcatura a colpi di scure;cavare gli occhi;mozzare la lingua e il naso;frangere le tibie;trascinarli a coda del cavallo;seppellirli vivi ancora..che più? Cipriano e la sua banda per sete di sangue mangiarono umana carne!- e tutti tra gli urli dei suppliziati o i gemiti delle vittime,banchettavano,sbevazzavano,ballavano......>>.
(G.Racioppi,Storia dei moti di Basilicata e delle province nel 1860.Bari 1909)

In realtà le cose andavano in maniera ben diversa ed una inchiesta  del Parlamento nel 1863 sottolineò lo  stretto rapporto esistente tra miseria e brigantaggio.

<<Le prime cause adunque del brigantaggio sono le cause predisponenti.E,prima fra tutte,la condizione sociale,lo stato economico del campagnolo,che in quelle province appunto,dove il brigantaggio ha raggiunto proporzioni maggiori,è assai infelice....Il contadino non ha nessun vincolo  che lo stringa alla terra.
La sua condizione è quella del vero nulla tenente....I terrazzani (paesani) ed i cafoni (contadini poveri),ci diceva il direttore del demanio e tasse della provincia di Foggia,hanno pan di tal qualità che non mangerebbero i cani.Tanta miseria e tanto squallore sono naturale apparecchio al brigantaggio>>.
(On. G.  Massari,dalla relazione della commissione d'inchiesta  sul brigantaggio letta alla Camera  il 3-4 maggio 1863)



giovedì 16 febbraio 2012

CLOCHARD



Questa sera  il Filò non vuole raccontare una favola dei tempi passati,anche perché la Piccola fiammiferaia  da parecchio tempo  ha bruciato tutti i  suoi fiammiferi e per chi nulla possiede non esiste fonte di calore alcuna.
Allora non C'era una volta.....ma semplicemente c'è ancora nei sobborghi dei nostri paesi,nei centri delle nostre città,nei vicoli e nelle strade che percorriamo ogni giorno un povero vagabondo,non ha casa,non ha famiglia,pochi stracci per coprirsi,un cartone per dormire,un freddo cielo invernale per coperta.
Forse... un tempo... sogni e speranze vagavano nella sua mente;forse.. un tempo... sogni e speranze finirono nel vuoto della solitudine,lontano dalla comprensione,dalla solidarietà,all'ombra dell'egoismo e del cinismo collettivo.
C'era una volta.....no.... c'è ancora,si aggira di giorno e di notte in cerca del nulla,sui gradini,sulle panchine,nelle stazioni,col freddo e la pioggia,con la neve e col sole,non ha colore la sua pelle,non hanno colore i suoi vestiti,nel gelo dell'inverno si stende sotto una panchina,si addormenta e sogna.
Domani,in fonda ad una pagina interna di un qualsiasi giornale un solo rigo:ucciso clochard dal gelo della notte,nulla di meno,nulla di più...non un uomo,ma un semplice CLOCHARD.

SUD IV PARTE



Con la battaglia del Volturno,il Regno delle Due Sicilie finiva per sempre,ma il popolo meridionale mai vide i benefici che gli erano stati promessi  e per cui aveva lottato.
Il Piemonte si mostrò preoccupato solo di ristabilire la pace sociale sotto la guida dei Savoia,sicché le conseguenze furono tragicamente disastrose.
La tassa sul macinato,la leva obbligatoria,l'abolizione delle dogane furono provvedimenti  che esplosero nelle povere terre del sud con la forza distruttiva di un terremoto:la leva obbligatoria toglieva alla terra le braccia per lavorarla,la tassa sul macinato buttava nella miseria chi già nulla possedeva,l'abolizione delle dogane fini col seppellire definitivamente le poche industrie meridionali.
Ogni attività economica venne annullata,qualsiasi attività produttiva spenta,tutto ed ogni cosa doveva essere importata dal nord,borghesia,clero e nobiltà,dopo la finta rivolta al Regno Borbonico,mostrò tutto il suo servilismo verso il nuovo padrone.
D'altronde  il Regno Sabaudo,indebolito ed indebitato per le continue guerre sostenute trovava comodo incamerare le risorse della Monarchia Borbonica,piuttosto cospicue dato che nessuna guerra era prima stata combattuta e nessuna spesa veniva sostenuta per lo sviluppo sociale ed economico del meridione.
<<Fra il 1848 e il 1860 si cercò di economizzare su tutto, pure di non mettere nuove imposte;si evitavano principalmente le imposte sui consumi popolari:Niente scuole,ma niente balzelli;poche opere pubbliche,ma pochi oneri>>. (F.S.Nitti,Scritti sulla questione meridionale)
Alla luce dei fatti il nuovo governo dei Savoia si mostrava peggio di quello borbonico.
<< Vulemu  a Garibaldi
c'un pattu;senza leva;
e s'iddu fa la leva
canciamu la bannera>>.
 Canzone di  autore anonimo.

sabato 11 febbraio 2012

IL LUME E LA NEVE







Il lume a petrolio  riporterà alla memoria di qualcuno antichi ricordi,ricordi sepolti dagli anni,ma non per questo meno cari.
Ci fu un tempo in cui il lume  rischiarava appena le case immerse nel buio,la sua luce fioca si distribuiva a fatica in tutta la stanza,ombre si rincorrevano sulle pareti assumendo le forme più impensate,era come seguire un film in bianco e nero dove fantasmi volteggiavano senza posa,l'odore acre del petrolio dava fastidio,ma alla fine ci si abituava e quasi non lo si sentiva.
La luce era poca ,anche la lettura era faticosa,allora si passava il tempo parlando, raccontando,progettando il domani,fuori,d'inverno,nevicava;la neve,come la pioggia,il freddo,il vento,non erano state annunciate,non venivano discusse,ma accettate come  fenomeni naturali di una stagione nel suo divenire.
La difficoltà che la bianca coltre imponeva veniva vista con serena pazienza,niente si fermava e nessuno si bloccava,il lume continuava a bruciare petrolio e l'attesa della buona stagione era serena e priva di drammi.
Ora il povero lume è diventato un raro oggetto ornamentale,sulle pareti illuminate a giorno  non si formano più ombre,nessuno si ferma a parlare o raccontare,lo fanno la televisione o il computer, e la neve,quando d' Inverno cade è vista con stupore e terrore:non riusciva a spegnere un semplice lume...ma ben riesce a fermare le sofisticate macchine moderne.

CRISI GRECA



Ancora una volta il popolo greco è costretto a scendere in piazza,la protesta è unanime:le misure  di austerità imposte dall'UE sono giudicate troppo dure e recessive.la loro applicazione porterà a chi già soffre altre sofferenze.
Che sviluppi può avere una crisi che di errore in errore si trascina da anni?
Tutto ha un limite e chi tira la corda  deve stare attento a non spezzarla.
L'Europa nella mente di alcuni aveva ed ha ancora un grande sogno:diventare una confederazione di stati,uno stato sovrano  con un suo parlamento ed un suo governo,governo capace di condurre una unica politica economica e monetaria.
Ma la miopia di qualcuno rischia di far fallire questo sogno.
Uno stato federale avrebbe avuto buon gioco  nel risolvere i problemi di un suo stato particolarmente debole,non sarebbe stato certo il debito greco a spaventare una Europa economicamente  unita.
Ma l'unità si regge  sulla cooperazione e sull'aiuto reciproco,gli egoismi sono virus dannosi e spesso mortali,interessi di parte e falsi nazionalismi indeboliscono la cooperazione sociale.
Attualmente la Germania sembra voglia correre da sola,ma il desiderio di supremazia non porta da nessuna parte e l'indifferenza verso il più debole finirà per danneggiare anche chi si ritiene  forte.
Si illude chi pensa di fare da solo,soprattutto  in un momento in cui il mercato si espande e la concorrenza aumenta.
L'egoismo  frena sviluppo e progresso, è facile per il potente sfruttare il debole per poi voltargli le spalle nel momento del bisogno,ma si illude chi pensa  che un solo piccolo stato possa fallire ed uscire dalla  UE senza che ciò causi traumi a tutto l'intero sistema.
Il fallimento greco,se ci sarà, si ripercuoterà  sull'economia e sul mercato monetario europeo in modo imprevedibile, nessuno ne resterà fuori,neanche il più forte, ed allora rammaricarsene sarà troppo tardi.

martedì 7 febbraio 2012

SUD III PARTE




<<Ma,amico mio,che paesi son mai questi, il Molise e la Terra di Lavoro!Che barbarie! Altro che Italia!Questa  è Affrica: i beduini a riscontro di questi caffoni,sono fior di virtù civile>>
(Lettera di L.G. Farini a C. Cavour,ottobre 1860)


<<La loro smania di subito impiantare nelle province napoletane  quanto più si poteva delle istituzioni del Piemonte,senza neppur discettare se fossero o no opportune,fece nascere fin dal principio della dominazione piemontese il concetto e la voce "piemontizzare".
Intere famiglie veggonsi accattar l'elemosina;diminuito anzi annullato il commercio;serrati i privati opifici per concorrenze subitanee ,intempestive,impossibili a sostenersi e per lo annullamento delle tariffe e per le mal proporzionate riforme.E frattanto tutto si fa venir dal Piemonte,persino le cassette della posta,la carta per i dicasteri e per le pubbliche amministrazioni.Non vi ha faccenda nella quale un onest'uomo possa buscarsi alcun ducato che non si chiami un piemontese a sbrigarla.A' mercanti di Piemonte  dannosi le forniture più lucrose;burocratici di Piemonte occupano quasi tutti i pubblici uffizi. ...Questa è invasione non unione,non annessione! Questa è voler sfruttare la nostra terra siccome terra di conquista>>.
(Discorso al Parlamento  del duca di Maddaloni. 6 novembre 1861)

A causa della "piemontizzazione" così scriveva l'abate A.Martino.

<<Calaru di Piemonti allindicati
na razza chi mangiava dhià pulenti
e di Natali e Pasca dui patati;
iestimari orrendi e miscredenti,
e facci tosti e ladri cedulati
superbi,dispezzanti,impertinenti,
sedunu all'ombra e fannu tavulati
cu li suduri che jettamu ardenti;
e di fundi nostri cilonari
nui diventammu ed idhi propetari>>.

(Scesero dal Piemonte allampanati
una razza che mangiava ogni giorno polenta
e a Natale e Pasqua due patate,
bestemmiatori orrendi  e miscredenti,
e facce toste e ladri matricolati
superbi,dispregiatori,impertinenti,
siedono all'ombra e fanno tavolata,
col sudore che noi  gettiamo accaldati dalla fatica,
dei nostri terreni noi diventammo coloni
e loro proprietari)
(Abate A.Martino,Preghiera del calabrese al Padreterno)

IL BRACIERE




Il braciere veniva usato durante le fredde giornate invernali per riscaldarsi, come si vede nella foto era costituito da una "rota " in legno il cui diametro era di circa 1 metro,nell'interno veniva posto il braciere in rame,recipiente adatto a bruciare il carbone.
Il fuoco si accendeva soprattutto il pomeriggio e la sera,quando la famiglia si radunava sedendosi in cerchio attorno,ci si avvicinava il più possibile,a volte i più piccoli mettevano i piedi sulla "rota".
Erano momenti di intensa intimità, il braciere riscaldava l'ambiente e a volte anche la cena,ci si abbrustoliva il pane mentre qualcuno si apprestava a raccontare qualche favola.
Fuori nevicava,dalle finestre mal serrate entravano spifferi di vento,il fuoco lentamente si andava spegnendo,le ultime braci si coprivano con della cenere perché durassero fino al mattino.

lunedì 6 febbraio 2012

SUD II PARTE




Giuseppe Garibaldi,avendo compreso,quanto importante fosse l'apporto del popolo alla riuscita della sua impresa,introdusse alcuni provvedimenti,tra questi l'abolizione della tassa sul macinato,l'abolizione del dazio su cereali e legumi,spartizione delle terre demaniali ad uso collettivo per l'esercizio del pascolo.
Ma le aspettative del popolo era ben più consistenti,i contadini speravano nella spartizione dei grandi feudi,per cui come un fiume in piena si rivoltarono contro nobili,clero e padroni.
Ecco come Verga descrive quella situazione.
<<Sciorinarono dal campanile un fazzoletto a tre colori,suonarono le campane a stormo,e cominciarono a gridare in piazza:Viva la libertà!Come il mare in tempesta,la folla spumeggiava e ondeggiava davanti al casino dei "galantuomini",davanti al Municipio,agli scalini della chiesa: un mare di berrette bianche;le scuri e le falci che luccicavano.Poi irruppe in una stradicciuola.
-A te prima,barone! che hai fatto nerbare la gente dai tuoi campieri!...
-A te,prete del diavolo! Che ci hai succhiato l'anima!
-A te,ricco epulone,che non puoi scappare nemmeno,tanto sei grasso del sangue del povero!
-A te,sbirro! che hai fatto la giustizia solo  per chi non aveva niente!
-A te,guardaboschi! che hai venduto la tua carne e la carne del prossimo per due tarì al giorno!>>
(G. Verga, Libertà, in  Novelle rusticane)
Ma una rivolta sociale del genere non poteva non suscitare  apprensione nei borghesi democratici,in Garibaldi e nello stesso Cavour, i primi preoccupati per l'unificazione,il secondo   ed il terzo per un possibile intervento francese.
Sta di fatto che spesso furono gli stessi garibaldini che soffocarono nel sangue la giusta rivolta del popolo,così come testimonia il massacro  di Bronte

BRONTE
Molte speranze si erano accese dopo lo sbarco di Garibaldi in Sicilia,soprattutto nei contadini che vedevano finalmente la possibilità  di un riscatto sociale. a Bronte ,un comune sulle pendici dell'Etna, l'odio verso la nobiltà e latifondisti sfociò presto in una rivolta furiosa.
La Casa Comunale,il teatro e parecchie case  vennero incendiate,la caccia all'uomo si concluse con  16 morti.
Garibaldi invia Nino Bixio con un battaglione con il compito di sedare la rivolta e ristabilire l'ordine,ma secondo alcuni  col meno nobile intento di proteggere gli interessi dei ricchi proprietari inglesi.
L'inchiesta di Bixio inizia quando già i rivoltosi sono andati via e si conclude con un processo di quattro ore e la condanna di 150 persone ,cinque dei quali condannati alla fucilazione,tra questi l'avvocato Lombardo  ed un certo Nunzio Fraiunco,povero ammalato di mente.
Una inchiesta successiva dimostrerà l'innocenza dei condannati; il Fraiunco,graziato dai soldati del plotone che non ebbero il coraggio di sparargli,viene trucidato con un colpo in testa dallo stesso Nino Bixio.
<<che paese! Si potrebbero chiamare dei veri porci! Questo insomma è un paese che bisognerebbe distruggere o almeno spopolare e mandarli in Africa a farli civili>>.(Da una lettera di Bixio  alla moglie)



domenica 5 febbraio 2012

SUD .I parte



I 150 anni dell'Unità d'Italia hanno ricordato agli italiani quanto grande ed importante sia stato quel travagliato processo  che ha portato all'unificazione italiana.
Senza nulla togliere al merito di quegli uomini e quelle donne che con enormi sacrifici si adoperarono per l'Unità d'Italia, e senza l'intenzione di minimizzare il meraviglioso risultato raggiunto,il Filò vuole riportare la parte meno conosciuta di quella storia e dare voce a qualcuno dei protagonisti.
Non i grandi eventi ed i grandi personaggi,i libri di storia ne sono pieni,più modestamente,il Filò,tra favola e verità,ricorderà chi è poco citato:i poveri,i contadini,gli operai,gli oppressi tutti e,perché no,i briganti.

Col 1860 si chiudeva la prima parte di quel lungo processo che porterà all'Unità d'Italia.
Vinta l'Austria,conquistata la Lombardia,annessi i ducati del'Italia centrale,restava da conquistare il Regno delle Due Sicilie.
Secoli di storia dividevano il Nord dal Sud:il Piemonte  e la Lombardia si avviavano lentamente verso un certo sviluppo economico ,sia materiale che sociale,conseguentemente era necessario favorire il commercio e la libera circolazione dei beni.
Tutto ciò era ancora impensabile nel  Regno delle Due Sicilie; le industrie poche e concentrate in alcune zone,si reggevano grazie al protezionismo,l'agricoltura era molto povera,i ricchi proprietari dei latifondi sfruttavano al massimo terra e contadini,i nobili impegnati a sperperare i loro ricchi patrimoni.
Garibaldi e i suoi Mille trovarono quindi una situazione  particolarmente favorevole alla rivolta.
Infatti,senza nulla togliere al genio del Condottiero,non si può non sottolineare la debolezza del Regno Borbonico,l'adesione dei picciotti siciliani e degli stessi nobili ,che per non essere travolti dalle nuove idee trovarono più utile fingere di comparteciparvi:<<..se non ci siamo anche noi,quelli ti cambiano la repubblica.Se vogliamo che tutto rimanga come è,bisogna che tutto cambi.>>(Il Gattopardo di G.T.di Lampedusa).
Gli stessi contadini ,a cui erano estranei gli ideali dell'unificazione, accolsero con gioia i garibaldini,in essi vedevano finalmente la possibilità di liberarsi  dalla sfruttamento dei proprietari terrieri,sperando nella divisione delle terre e di migliorare le proprie condizioni di vita.
A questo proposito significativo è l'incontro tra Giuseppe Cesare Abba,che dei  Mille faceva parte ed un frate siciliano:
<<-vorrei,se sapessi che farete qualche cosa di grande davvero:ma ho parlato con molti dei vostri,e non mi hanno saputo dir altro che volete unire L'italia.
-Certo;per farne un grande solo popolo.
-Un solo territorio...!In quanto al popolo ,solo o diviso.se soffre,soffre;ed io non so che vogliate farlo felice.
-Felice! Il popolo avrà libertà e scuole.
-E nient'altro!-interruppe il frate-:
-perché la libertà non è pane,e la scuola nemmeno.Queste cose basteranno forse per voi Piemontesi:per noi qui no.
-Dunque che ci vorrebbe per voi?
-Una guerra non contro i Borboni,ma degli oppressi contro gli oppressori grandi e piccoli,che non sono soltanto a corte,ma in ogni città,in ogni villa.(G.C.Abba. Da Quarto al Volturno.Bologna 1891).

mercoledì 1 febbraio 2012

ALBINISMO




L'albinismo è una anomalia genetica,consiste nella mancanza dell'enzima tirosinasi.
Tale enzima è indispensabile per la sintesi della melanina,quindi necessario per la colorazione della pelle capelli,iride,ecc.
L'albinismo può essere frequente non solo negli esseri umani,ma nei mammiferi,uccelli,pesci,rettili.